
DOP&Friends
Le Radici Antiche: Dalle Ande alla Valle di Comino
Le origini esatte della coltivazione del fagiolo cannellino nella Valle di Comino restano avvolte nel mistero, ma la scienza e i documenti storici ci offrono oggi certezze affascinanti. Sebbene i primi scritti ufficiali risalgano all’Ottocento — con De Marco (1811) e Cirelli (1853) che descrivono le varietà bianca e rossa — tracce più antiche si ritrovano nell’opera di Castrucci (1633), che citava l’abbondanza di “fagioli bianchi” ad Atina.
Un recente studio genetico del 2024, condotto dal Prof. Mario Ciaffi, ha confermato l’origine andina di questo ecotipo (Phaseolus vulgaris). La sua presenza nel Lazio già nel XVII secolo è assolutamente coerente con la diffusione dei legumi americani in Italia, iniziata intorno al 1530.
La Rivoluzione di Pasquale Visocchi: L’Agronomia si fa Visione
Se il Cannellino è diventato un’eccellenza, lo dobbiamo in gran parte a Pasquale Visocchi (1817–1908). Agronomo e proprietario terriero, Visocchi non fu solo un produttore, ma un vero innovatore scientifico.

Visocchi comprese che la qualità dipendeva da due fattori: l’acqua e il suolo. Progettò canali per convogliare le acque del fiume Melfa, creando un microclima ideale. Individuò nei terreni alluvionali, chiamati localmente “focaleto” (ricchi di manganese e drenanti), la chiave per ottenere quella buccia sottile che rende il Cannellino unico.
Pasquale Visocchi
I Campi Sperimentali.
Agli appezzamenti aveva attribuito nomi quali Esperimentale, Pontelapietra, Pontenuovo 1°, aspetto chedescrive l’approccio scientifico di Visocchi.
I Magazzini Visocchi nel 1885 conservano circa 24 tomoli di fagiolo cannellino.
Questi sforzi pionieristici dell’Ottocento hanno gettato le basi per il riconoscimento della DOP del 2010.
Il Cammino di Ricerca
Il passaggio da prodotto tradizionale a eccellenza certificata ha richiesto decenni di sperimentazione documentata. Tra il 2003 e il 2004, il Progetto PRAL (guidato dalla Prof.ssa Antonella Canini di Tor Vergata) ha messo sotto la lente d’ingrandimento le proprietà nutrizionali del legume, mentre il Prof. Mario Ciaffi ha condotto uno studio genetico nel 2024 e il Dott. Alessandro Infantino (CREA) ne ha studiato le patologie radicali per proteggere le colture.

Foto del 2003 , i primi campi sperimentali della Cooperativa Agricola del Mollarino. In queste parcelle iniziò il lavoro di selezione del seme curato dal presidente Olimpio Camilli che si dedicò molto a questa attività. Avrebbe voluto realizzare un campo di produzione di fagioli da semina di qualità ma non è stato mai fatto. Altri elementi importanti della cooperativa Paolo Ferraro e Carlo Giannandrea.

2007 Panorama dell’essiccazione in campo (metodo non tradizionale), dove le piante vengono appese a filari per permettere al vento di completare la maturazione del seme.
Il 2010 ha segnato il traguardo della DOP, frutto di un lavoro corale iniziato nel 2002 con la nascita del Consorzio e sostenuto con forza dall’ARSIAL, che ha istituito una banca del seme ad Alvito per preservare l’integrità genetica dell’ecotipo.





Il De Marco definisce “fagiolo di ottima qualità” il Cannellino di Atina, il Cirelli, fornisce alcuni dati significativi sulle produzioni agricole del 1853 precisando che si coltivano due varietà, il rosso ed il cannellino bianco, quest’ultimo, più pregiato, era prodotto in maggior quantità. La produzione locale superava largamente l’attuale produzione provinciale arrivando a superare le 100 tonnellate. Questa produzione era utilizzata per più del 50% dai contadini e dalle classi meno abbienti, quasi il 30% era destinato al consumo ” degli agiati” e solo il 20% era destinato alla vendita costituendo un introito non marginale delle famiglie contadine. Il fagiolo cannellino, per almeno due secoli, è stato uno degli alimenti principali degli abitanti locali e dei contadini in particolare.
La sola famiglia Visocchi di Atina, nel 1908 aveva nei propri magazzini l’equivalente di circa 40 q.li, considerando che la produzione era divisa in parti uguali con i coloni significa che la loro produzione si attestava almeno attorno agli 80 q.li.
Una menzione particolare merita questa famiglia illuminata che per oltre un secolo è stata un punto di riferimento per le genti locali. Proprietari terrieri per migliaia di ettari, esponenti politici di primo ordine, Achille Visocchi fu ministro dell’Agricoltura dal gennaio 1919 al marzo 1920.
Tra gli esponenti di questa casata, particolarmente importante per lo sviluppo dell’agricoltura è stato l’agronomo Pasquale Visocchi, sopra mensionato, questi, in un periodo in cui l’agricoltura era particolarmente arretrata, magrissime erano le produzioni ottenute dal lavoro dei campi e la fame rappresentava la vera piaga sociale, si prefisse l’obiettivo di migliorare la produzione agricola.
Impiantò campi sperimentali e dopo 13 anni di intenso lavoro riuscì a perfezionare la tecnica del sovescio definendo una graduatoria delle specie più fertilizzanti, nel 1850 iniziò la cura dell’oidio e migliorò i vitigni locali impiantando nel 1860 le più prestigiose varietà di viti francesi nei suoi vigneti specializzati.
Da queste varietà i fratelli Visocchi ottennero vini di ottima qualità come il “Sammichele”, uvaggio di ispirazione Bordolese, conosciuto anche all’estero; il marchio dell’azienda Visocchi riportava la dicitura: “Il genio del vino è nel vitigno”, per sottolineare l’importanza data alle varietà coltivate.
Lo stabilimento Enologico Fratelli Visocchi arrivò a produrre nel 1928 ben 4.600 q.li di uva prodotta nelle proprie vigne.
Per quanto riguarda i fagioli, visto che particolarmente importanti sono le modalità d’irrigazione, Pasquale Visocchi, favorì la costruzione di innumerevoli canali che servirono ad usare anche le acque del fiume Melfa, prima non utilizzate in quanto ritenute troppo fredde. Dimostrò che era possibile utilizzare queste acque anche per le colture delicate, quali i fagioli cannellini, avendo l’accortezza di irrigare in ore fresche, prima dell’alba.
Questa famiglia riuscì quindi a migliorare la qualità e la quantità dei prodotti della terra riuscendo, in particolare nel settore vinicolo, a commercializzare in Italia e all’estero vini particolarmente pregiati.
Per varie vicissitudini, tale casata, dopo l’ultima guerra ha subito dei tracolli finanziari e con la morte, nel 1959, di Gugliemo Visocchi, si è dissolto tutto il patrimonio non solo economico ma anche di guida per il paese ispirata ad alti valori morali.
Qualche cosa però c’è stato tramandato, questa terra nella quale sono state coltivate, con meticolosa attenzione, uve e fagioli e l’amore per la terra.
Dopo anni di smarrimento, con grande competenza ma anche con grande fatica, sia il comparto vinicolo che dei fagioli cannellini sono in netta ripresa avviandosi a raggiungere le quantità e le qualità di un tempo.
PROSPETTIVE
Per la valorizzazione del fagiolo cannellino si stanno effettuando una serie di azioni destinate a consolidare l’immagine che questo prodotto ha assunto nel tempo.
Queste azioni di valorizzazione hanno dunque l’obiettivo primario di identificare, istituzionalmente, le produzioni agroalimentari divenendo quindi elementi fondamentali di specifica riconoscibilità di queste da parte del consumatore finale.
La Cooperativa Atina.doc, dopo aver fatto redigere il disciplinare, averlo sottoposto nel dicembre 2001 all’approvazione del G.A.L. XIV e XV Comunità Montane ha lavorato, insieme alle istituzioni preposte, al fine di ottenere La Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) per il fagiolo cannellino di Atina.
Il 5 agosto 2010 è stato ottenuto il riconoscimento DOP.
La realtà agricola della Valle di Comino si presenta estremamente frammentata, data la presenza di una moltitudine di piccole imprese agricole a gestione familiare, capaci di generare modesti volumi produttivi e che per questo si rivolgono soltanto ad un mercato locale, non avendo né le competenze né le risorse per promuovere il fagiolo cannellino su un piano nazionale e trans-nazionale.
Il consorzio, inoltre, ha organizzato e/o partecipato a manifestazioni, fiere e mostre sui prodotti agricoli atte a valorizzare i fagioli cannellini di Atina.
In particolare sono state realizzate a Villa Latina, nell’agosto 2001/02/03, manifestazioni e convegni sul fagiolo cannellino, collegate ad una rassegna di musica etnica che ha visto presenti artisti provenienti dall’Italia e dall’estero.
Nel dicembre 2001 poi è stata organizzata una importante manifestazione sui prodotti tipici a Cassino, in collaborazione con il Comune, l’Amministrazione Provinciale di Frosinone, l’assessorato regionale alle politiche agricole della Regione Lazio, il GAL XIV e XV Comunità Montane e l’Istituto Alberghiero di Cassino. Nell’ambito della manifestazione sono stati proposti itinerari turistici eno-gastronomici.
Con l’assessorato alle Politiche Agricole della Regione Lazio, l’Amministrazione Provinciale di Frosinone è stato organizzato un convegno 2 maggio 2002 presso Salone dell’Amministrazione Provinciale “Il fagiolo cannellino del comprensorio di Atina – una nuova realtà economica” alla presenza di funzionari dell’ARSIAL e della C.C.I.A.A.
La riscoperta della tipicità può innescare un processo virtuoso a beneficio del settore agricolo, del commercio, dell’artigianato, di un turismo legato all’ambiente, alle emergenze monumentali ed archeologiche presenti sul territorio. In questo modo si può ristabilire quel rapporto di complementarietà che ridia un ruolo anche ai centri storici della Valle di Comino.
Questo è un passo decisivo verso l’affermazione di un prodotto che fino a qualche anno fa costituiva la base dell’alimentazione dei contadini del comprensorio di Atina e che ora vorremmo sia degustato anche nei più rinomati ristoranti.